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7° "Corricerignola"-Cerignola (Fg)

Cerignola (Fg), 29 Novembre 2009.

Settima Edizione per il Corricerignola, gara podistica su strada di 9,600 km con partenza dalle ore 9.30 e arrivo presso la Villa Comunale. La manifestazione è stata ottimamente organizzata dall'ASD Santo Stefano Cerignola con il coordinamento del presidente Luigi Mansi.

Il percorso, gradevole e scorrevole anche nella zona extra urbana, ha visto la presenza di ben 850 iscritti da tutta la regione e da fuori regione.

21 il numero degli atleti salinari presenti,eguagliato il record di presenze di atleti margheritani ad una gara che durava dal maggio 2009 in occasione della Vivicittà di Barletta .

I nostri atleti in gara erano: Salvatore Piazzolla, Concetta Valerio, Francesco di Lecce, Fabio Dipace, Davide Piazzolla, Aurelia Brazzo, Sabino Perrucci, Fania Bufalo, Domenico Pugliese, Michele Di Pace, Nazareno Putignano, Alessandro Tatullo, Gioacchino Di Trani, Emanuele Cristiano, Nicola Giannino, Tommaso Diaferio, Giuseppe Iodice, Paolo Polvani, Giovanni Berloco, Giuseppe Damato e Lucia Valendino.

Tra gli assoluti uomini primo posto di Rocco Nitti per la Manzari Casamassima che ha chiuso in 28 min e 55 sec. Per le donne vittoria di Mirela Nano all'arrivo in 34 min 26 sec.

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"La Strada della Mandriglia" di Ruggiero Mascolo

La strada della Mandriglia

Rimaneva sveglio dopo aver fatto l'amore in piena notte; e al fermento dei sensi subentrava ora una pace  che lo portava lontano.

Paolo di anni ne aveva più di sessanta e una disposizione d'animo non più incline alle fantasticherie. Le aveva lasciate indietro nel cammino e ora opponeva più decisa resistenza alle sirene della vita, anche se continuava ad amare le poesie e canticchiava talvolta qualche datata canzone.

Ma la luna questa notte ispirava abbandono dalle controversie di condominio, dall'assicurazione non ancora rinnovata, dai fardelli che figli e nipoti  riversavano su lui e sulla moglie che gli dormiva accanto.

Rigirandosi nel letto, Paolo avvertì i fasci muscolari che si evidenziavano sulle gambe e ne ebbe una sensazione di orgoglio e piacere. Che strano! Aveva dedicato una vita alla cura dell'animo  ed ora si ritrovava, in terza età, a provare piacere per quei suoi quadricipiti!

Da quando era andato in pensione aveva preso ad avere maggiore attenzione per la salute del corpo. Giudicava assurda la vita di tanti ex colleghi di lavoro e amici, professionalmente dediti ai temi dell'anima ma lardosi nel ventre, o segaligni e gialli per scarsa abitudine all'aria aperta oltre che per riversamenti di bile.

Possibile che tanta deformata attenzione allo spirito si traducesse in altrettanta trascuratezza del corpo? E quindi, reimpostando i parametri della propria esistenza e di fatto assecondando i suoi codici genetici, aveva messo un po' da parte gli interessi intellettuali per scoprire la vita in movimento.

E si era dato alla corsa, sì alla corsa di fondo!

Non aveva mai avuto un corpo longilineo; anzi era sempre stato alquanto robusto di costituzione, cresciuto a pane e pomodoro e temprato a fatiche contadine. Ricordava quanti complessi aveva avuto da ragazzo quando, per l'impaccio di  non sentirsi agile, si ritraeva solitario o tentava compensazioni in prove di forza.

Il suo aspetto, un po' robusto e inibito, contraddiceva alquanto con una naturale mitezza d'animo e una spiccata inclinazione agli interessi intellettuali che lo avevano portato da grande ad operare tra libri, arte e impegni culturali.

Ora gli facevano un po' male i muscoli del retro coscia, a seguito delle ripetute effettuate nell'ultimo allenamento, ma ne era contento perché mai avrebbe pensato, solo qualche anno addietro, di poter  correre per un'ora al ritmo di cinque minuti a chilometro, come aveva fatto ultimamente. E gli sovvenne un antico detto: "Si bbéll vu paré, u pzzill t vv'a ddulé". Lo si usava  in riferimento alle donne, costrette a tacchi alti e busti stretti per esaltare la loro bellezza; ma lo si poteva adattare anche a chi correva, che doveva accettare un po' di dolori se voleva raggiungere qualche risultato.

Amalia allungò un braccio verso di lui, per rassicurarsi che fosse a letto, proprio nel momento in cui Paolo si accingeva ad alzarsi.

- Dove vai?- gli chiese assonnata.

- Dormi, non preoccuparti. Vado a correre. - le sussurrò piano all'orecchio.

- Ma come? E' ancora buio!...-

- Sì, ma ho bisogno di un po' di tempo per prepararmi. E poi, vorrei correre quando è ancora fresco.... Più tardi il sole scalda troppo. -

- Mmmhhh - fu la risposta di Amalia al bacio di Paolo che si alzava mentre lei si rannicchiava ancor più nel guscio caldo delle lenzuola.

Come al solito, la sveglia non gli era servita. Si era  alzato prima che suonasse, nonostante avesse dormito ben poco quella notte. In cucina bevve un bicchier d'acqua e facendo meno rumore possibile aprì le persiane e si affacciò in giardino. Una piacevole aria fresca lo svegliò del tutto.

L'aurora svelava le prime tenebre all'orizzonte e iniziava appena a illuminare il cielo di colori indistinti. Brillavano infinite le stelle e il silenzio accondiscendeva alle stranezze di chi ancora sognava. Solo qualche uccellino accennava con timido trillo a dare segni della ripresa prossima delle fatiche umane.

Paolo fece alcuni respiri profondi, a inalare energia per il nuovo giorno; quindi rientrò per prepararsi. Veloci operazioni in bagno e poi via a indossare pantaloncini, maglietta, calze, scarpe, orologio al polso, cellulare in vita, bottiglietta d'acqua, chiavi ... Tutto era già pronto dalla sera, disposto secondo un collaudato rituale che non gli faceva perdere tempo in questi preziosi momenti. Ancora mezzo bicchiere d'acqua e ... erano le cinque e trenta quando richiuse dietro di sé il cancello di casa. Prese ad andare, incrementando via via il passo per risvegliare bene il corpo prima di correre. Le sensazioni erano buone. Dopo alcuni minuti si fermò presso un muretto per fare stretching. Allungò i muscoli posteriori delle gambe, poi quelli anteriori, qualche esercizio per la colonna vertebrale, ma non vedeva l'ora di iniziare davvero. Nonostante ogni raccomandazione, lo stretching lo avvertiva come qualcosa che gli ritardava il piacere, in momenti in cui i piedi avevano voglia di iniziare a rullare.

Questa volta fu la vista di un contadino a fargli decidere di interrompere. Gli seccava l'ironico giudizio che l'uomo avrebbe sicuramente dato nel vedergli fare quegli incomprensibili esercizi. E comunque si sentì oscuramente in colpa mentre quello arrancava su una pesante bicicletta, con una cesta  e una zappa sistemate dietro la sella, tenute da una robusta corda. Paolo accennò un gesto di saluto. Il contadino non rispose, intento a pestare sui pedali.

Ed egli iniziò a correre lentamente, annusando i sapori dell'aria e avvertendo nelle falcate la risposta dei muscoli. Aveva programmato di correre per un'ora su strada,  ad un ritmo di 5'27" a chilometro. Non era proprio una passeggiata, ma doveva farcela per rispettare il programma in vista della maratona di Firenze, a fine di novembre.

Dopo il percorso di Santiago di Compostela, 800 chilometri in ventotto giorni nello scorso mese di settembre, era stato costretto a star fermo per tre - quattro mesi per riprendersi da quel grande sforzo. Era quindi ripartito dall'inizio, da appena cinque minuti di corsa lenta alternata al cammino. Ma aveva proceduto con continuità e lenta progressione, arrivando nel giro di alcuni mesi a sentirsi in piena forma. Aveva partecipato ad una mezza maratona e a qualche gara sui dieci chilometri, portando il suo personale a 50'35".

Ma la maratona era altra cosa! Era dopo i trenta chilometri che iniziavano i veri problemi e se voleva evitarli doveva allenarsi con coscienza. Motivo per cui non erano poi tanti quei cinque mesi che lo separavano dal grande evento e che  dovevano essere utilizzati per arrivare in giusta forma alla regina delle gare, quarantadue chilometri.

- ... e centonovantacinque metri! – aggiunse, sorridendo mentalmente, pensando allo sforzo degli ultimi metri.

E man mano che il corpo si riscaldava e aumentava l'andatura, riandò alle maratone che aveva già corso, epiche gesta di cui andava fiero: non per i tempi in cui le aveva portate a termine, ma per il coraggio che aveva avuto nel convertire la sua vita da sedentario a podista, per essersi posto un obiettivo così avanzato, e poi certamente per essere passato dalle quattro ore e cinquanta della prima maratona a Firenze alle quattro e ventinove della seconda, corsa a Roma.

Un netturbino - come si chiamava ora? - un operatore ecologico incrociò i suoi pensieri mentre armeggiava intorno al suo furgoncino: un segnale della vita che si risvegliava.

Ormai c'era un luce diffusa, piuttosto bianca, a illuminare le cose, ma le tinte cambiavano in fretta: s'indoravano, si illuminavano e gli oggetti prendevano forma, si apprezzavano nei loro volumi, come i tronchi rugosi degli ulivi o le spighe del grano che si flettevano a una bava di vento. Paolo era ormai fuori dall'abitato e la natura lo avvolgeva nella sua limpidezza. Passò dinanzi ad un enorme pino che segnava il passaggio dei due chilometri e il suo passo era ormai sciolto; aveva quasi raggiunto l'andatura stabilita, pur senza guardare il cronometro.

Questa strada la conosceva bene. Dopo una pista ciclabile, la strada della Mandriglia portava da Margherita di Savoia a Trinitapoli, in un'alternanza di grano, di vigne e di ulivi....le Belle della Daunia, una varietà della Bella di Cerignola, olive da mensa che tra ottobre e dicembre occhieggiavano con il loro verde paglierino o rosso vinoso.

Era il suo percorso preferito, ove aveva iniziato a correre tre anni addietro, una volta in pensione.

La sua prima uscita era stata non più lunga di un chilometro, alternando il passo alla corsa. Ricordava come aveva iniziato, vestito in maniera inadeguata: calzini e scarpe non idonee, pantaloncini da mare, maglietta non traspirante; ma soprattutto con 93 chili, in cui si materializzavano lo stress di una vita sedentaria, le incursioni in frigorifero a compensare delusioni, conflitti e tant'altro. Aveva avuto imbarazzo e disagio in quei primi tempi ad uscire in tenuta ginnica e poi anche a cambiarsi in gruppo, quando aveva conosciuto i primi compagni di corsa, lui anziano insieme a ventenni e trentenni.

Ma la tenacia lo aveva ripagato, con le distanze che si allungavano, i tempi che miglioravano, il peso che scendeva, tra gli apprezzamenti di nuovi amici ed amiche! Ed era diventato assiduo podista, correndo a giorni alterni, su quella strada di cui conosceva alberi, pietre, ingressi poderali e ogni elemento che costituisse un elemento di misurazione per la sua corsa. Gli era servito memorizzare questi particolari nei primi tempi, in cui aveva bisogno di riferimenti per fissare il percorso; e anche dopo, quando cominciarono allenamenti più mirati, con le ripetute e i recuperi.

Ma il suo sguardo andava oltre  e coglieva le stagioni dei fiori, campi rossi di papaveri e gialli di margherite, la terra bruna d'aratro e le varie piantagioni, con i campi che iniziavano a verdeggiare già in inverno e si  ravvivavano via via in primavera, con il verde che poi declinava verso il biondo del grano, quando la festa esplodeva nel profumo dei fiori.

E c'era l'estate e l'autunno con i grappoli d'uva e i colori rossi che poi si stingevano in giallo e cadevano per lasciare spadroneggiare l'ulivo che troneggiava nel freddo, argentato e rugoso.

In un tratto gli ulivi andavano oltre il ciglio della strada e le fronde strisciavano sul corpo di Paolo, costretto sul bordo da qualche macchina. E il contatto era rude e sensuale ad un tempo e risvegliava sensazioni di quando da ragazzo coltivava gli ulivi col padre, in contrada Antenisi.

I chilometri trascorrevano e la fronte si imperlava di sudore, col respiro più frequente e pesante. Già si intravvedevano le case di Trinitapoli, e il segnale di stop ove avrebbe girato, dopo cinque chilometri. A quel punto, il cronometro segnava 27'30".

E' vero che stava dando sotto e non sapeva per quanto avrebbe potuto tenere quel ritmo, ma la strada del ritorno era sempre più facile dell'andata, con la soddisfazione di farcela, di guardare il cronometro all'arrivo. E poi il bicchiere d'acqua fresca e limone che la moglie gli avrebbe fatto trovare pronto, la doccia, la colazione, sino al piacere di sedersi al computer per la spunta dell'allenamento effettuato, annotare i tempi, la velocità,  programmare l'uscita successiva.

Avvistò alcuni cani randagi in lontananza, ma fortunatamente deviarono in un sentiero laterale. Salutandolo lo sorpassò un anziano signore che ogni mattina si recava in bicicletta da Trinitapoli al cimitero di Margherita di Savoia a visitare la moglie defunta. Avevano preso a salutarsi senza conoscersi, dato che si incrociavano spesso. Erano forse essi stessi elementi del paesaggio!

Si notava ora un aumento del traffico. Era poco quello legato al lavoro dei campi. La maggior parte erano macchine di gente che si spostava da un paese all'altro per lavori urbani: un panettiere che portava il pane dal proprio forno ad un negozio nel paese vicino, un'infermiera che lavorava alle Terme. Sulla strada principale fecero la loro comparsa anche i bus, con i viaggiatori che dal finestrino guardavano Paolo correre ed avevano un'espressione che per la velocità del mezzo non si riusciva a capire se fosse di apprezzamento o  commiserazione.

Ma egli non aveva più modo di soffermarsi sui particolari. Aveva il fiato grosso, al limite dell'andatura aerobica, si disse con quel pizzico di ironia di cui era ancora capace, e lottava per non rallentare. Gli sarebbe dispiaciuto cedere ora che era verso la fine. Era nel tempo prefissatosi; bastava governare la situazione senza contrarsi. Gli aveva giovato distrarsi e notare tanti elementi del paesaggio. Gli serviva a non fissarsi sullo sforzo da compiere.

Prese ad esaminare le varie parti del corpo, controllando se fossero tese o rilassate: dai muscoli del collo alle spalle. Tendeva a sollevare le braccia per lo sforzo, ciò che non andava bene. E poi procedeva con sforzo della parte superiore del corpo, quando invece dovevano essere le gambe a dare impulso.

Arrivò nei pressi del cimitero, ove iniziava a sentirsi ormai prossimo a casa. C'era un bel rettifilo, due - trecento metri di un viale asfaltato da poco. Sul fondo scuro emergevano le tute vivaci di due podisti che avanzavano. Chiacchieravano tra di loro e rivolsero un sorriso di saluto a Paolo che rispose con affanno. Si notava la differenza tra quelli che avevano appena iniziato a correre e lui che stava terminando! Arrivato al semaforo, attraversò la strada con qualche difficoltà per le macchine restie a farlo passare e poi via per il tratto finale. Riuscì ancora a notare come lui aveva il marciapiede spianato e libero ma tanta stanchezza, mentre  auto in grado di andare a duecento chilometri all'ora dovevano procedere piano a causa del fondo stradale  dissestato.

- Ignobile villaggio - chiamava quello ove era venuto ad abitare vent'anni addietro, sognando il verde del giardino e una vita bucolica! In realtà si era rivelato quartiere dormitorio di speculazione edilizia, testimone di insania urbanistica e amministrativa.

Passando dinanzi al bar, uomini bruni lo osservarono canzonatori mentre addentavano brioches calde e caloriche.

Un altro sforzo tra i vialetti ed eccolo arrivato!

Fermò il cronometro e ansante aprì il cancello di casa. Ce l'aveva fatta anche questa volta ed era contento. Stanco e contento. Slacciandosi il cinturino dell'orologio entrò in casa.

- Amore, sei già tornato?! - gli venne incontro la moglie che stava appena alzandosi. - Non mi hai dato neppure il tempo di prepararti la limonata!...Aspetta, ora te la preparo. -

Paolo voleva darle un bacio di buongiorno, ma dall'espressione di lei capì che era meglio rinunciarvi a causa del sudore che gli colava abbondante lungo il viso ed il corpo.

Prese a slacciarsi le scarpe mentre Amalia faceva l'elenco della spesa cui bisognava provvedere.

Ruggiero Mascolo

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15^ "Barimarathon" - Bari

Bari, 15 Novembre 2009.

Quindicesima edizione della "Barimarathon" organizzata dall'Associazione Sportiva C.O.D. "Barimaratona" e dal suo presidente Franco Arpa. Il sole è stato un fedele amico per gli atleti e per gli organizzatori,contribuendo alla riuscita della manifestazione. La gara di 42,195 km prevedeva partenza e arrivo presso l'Arena della Vittoria e si snodava su tutto il Lungomare del Capoluogo pugliese con una suggestiva incursione nella Città Vecchia nella parte iniziale, lo start è avvenuto alle ore 9. Il programma prevedeva anche altre due gare, una categoria junior di 3,3 km e l'altra di 10 km, entrambe hanno avuto inizio alla stessa ora. Col passare degli anni la manifestazione migliora sia a livello organizzativo (ben distribuiti i ristori e gli spugnaggi lungo il percorso) che nel numero di partecipanti, provenienti da ogni parte d'Italia. Chissà se in futuro possa essere un modello di riferimento per tutti, questo è il nostro augurio.

Per gli uomini vittoria di Rodolfo Guastamacchia (Atl. Aden Exprivia Molfetta) che è giunto al traguardo in 2ore 27min. Per le donne primo posto (Team Track & Field Channel Tv) all'arrivo in 2ore 52min.

Per l'ASD Margherita di Savoia Runners era la 27^gara dall'inizio dell'anno.

6 gli atleti presenti per il team salinaro.Gianfranco Damato era impegnato nella 10 km, mentre per la Maratona c'erano: Salvatore Piazzolla che ha concluso in 3h 24min 15 sec,Fabio Dipace al traguardo in 3h 55min 40sec,Francesco di Lecce in 4h 08min 34sec, infine 4h 14min 25sec per Fania Bufalo e Concetta Valerio, quest'ultima si è classificata al secondo posto nella categoria MF35 per il Campionato Regionale di Maratona,risultato che fa onore allo sport cittadino.

Un particolare ringraziamento al Prof.Savino Camporeale che ha seguito in bici per tutto il percorso gli atleti margheritani.

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